Gruppo 2001: da Padova con rinnovato ottimismo!

(Squadra al via! Pronti e carichi, sempre a testa alta senza paura di nessuno! Grandi i miei assistenti il grande Mara e Barbara sempre pronta con ghiaccio e massaggi ad hoc: non vedo l’ora di vedere la fattura per Gesian!)
 
 
Torniamo da Padova con la consapevolezza di aver disputato un gran torneo. Non era facile, il Mazzetto ogni anno aumenta di livello, la sempre maggior presenza di selezioni lo rende difficile e duro, con le squadre venete molto attrezzate per arrivare fino in fondo.
Noi ci proviamo, e come, lottiamo, giochiamo duro (ma anche bene) e perdiamo di 3 punti contro la Juve Caserta e sempre di 3 contro la Reyer Venezia. Già al nome ti prendi pura, tu piccolo che affronti tali società storiche. Ma vai in campo e dai il massimo, tutti provano a portare un mattoncino. A questi livelli si vede chi poi ci riesce a portare qualcosa di buono e chi invece ancora fatica, forse per la prima volta mi trovo a fare scelte tecniche e non è facile. Ma il livello, lo avete visto anche voi, è molto alto.
Abbiamo imparato che non siamo ancora in grado di uccidere le partite, siamo stati parecchio sopra di 4-5 punti, prima di farci venire il braccino corto. Un salto di qualità mentale si impone: tutti si sentivano salvatori della patria e abbiamo smesso di giocare di squadra, difendendo meno bene. Poi è vero che alcuni fischi ci hanno penalizzato, ma cosa pretendavate? Venezia organizzatrice, Caserta ospitata in famiglia da Venezia: pensavate che nel dubbio avrebbero fischiato a nostro vantaggio? Vi rifaccio la stessa domanda che vi ho fatto nello spogliatoio: se fossimo stati più 10 il passi fischiato a Cinti sarebbe stato così decisivo? Pensiamo ad arrivare sempre a più 10, e lasciamo stare gli arbitri per cortesia, se non vogliamo trasformarci come quelli del calcio.
 
(Insieme con la Coppa, stanchi, senza voce ma con la consapevolezza che il bello deve ancora venire!)
 
Terza partita e arriva una vittoria di 9 contro Petrarca Padova, altra grandissima realtà del territorio che ci ospita, dopo essere stati anche sopra di 18. Cresciamo di intensità e di livello, peccato che non si lotti più per le posizioni che contano, cioè le prime 4. Vediamo i nostri avversari che ci hanno battuto andare avanti e il rammarico cresce. Alla quarta partita aggrediamo fisicamente Valpollicella Verona, tanto che il loro istruttore va in escandescenze e perde completamente la testa e la partita. Ecco il motivo per cui non protesto mai con gli arbitri: non voglio darvi alibi, voglio che rimaniamo tutti concentrati sulla partita e sul gioco. Noi dobbiamo essere più forti anche di loro. Ecco, l’istruttore, un idiota a cui andrebbe stracciata la tessera domani (scusate la caduta di stile, ma quando ci vuole, ci vuole!), passando 40 minuti a protestare con l’arbitro per i nostri presunti raddoppi (in realtà erano recuperi sull’uomo, se mi mettevo a raddoppiare non passava la metà campo) ha secondo voi allenato? Non era forse meglio rimanere concentrati sul gioco e pensare a come scaricare la palla al compagno libero? Io vi faccio notare queste cose perché voglio che diventiate degli uomini veri, che non trovano scuse, ma che cercano di superare gli ostacoli.
Arriva un bel quinto posto (su 24) e il regalo di fare la spalla tecnica al cronista che commenta in diretta tv la finale. Certo vedere Roma quarta e la Reyer terza un po’ fa rosicare, ma la Compagnia c’è ad ha disputato un grande torneo.
Siete stati splendidi, specialmente fuori da campo. Unico inghippo la troppa tecnologia che una volta sequestrata vi ha fatto andare con un filo di gas. Lo sapete che io alla vostra età non avevo, perché non esisteva ancora, il telefonino e nemmeno l’Ipod? E sono cresciuto lo stesso!
Raramente offriamo il gelato ai ragazzi ai tornei, perché c’è sempre qualcuno o qualcosa da punire. Voi ve lo siete meritato e dovete andarne fieri. Abbiamo commesso degli errori, ci sta, sereni, ma l’importante è commetterne altri e non sempre gli stessi, perché alla vostra età è normale che sia così.

Coppa e gadget e Cinti e Fabbri, primi fra pari, ma sempre all’altezza e sempre con un rendimento super costante in tutti e 4 i match.
Un plauso particolare a Gesian, vero capitano ed emblema di questa squadra. Primo a buttarsi in campo, primo a giocare anche con i piedi doloranti senza lamentarsi. Zoppica ma non chiede il cambio, non molla un centimetro. Capitano vero. E come tutti i grandi leader è anche il primo a fare casino quando è ora di farlo.

Mi sono divertito con voi, mi avete reso ancora una volta orgoglioso di essere il vostro coach e per questo avrete sempre un posto in prima fila nel mio cuore. (A.S.)